Pensate a una persona che vive e lavora in Italia da 30 anni. Presente sul territorio da molto più tempo di mio nipote Flavio, che in questi giorni fa la maturità. Ibrahim Ghazi, anzi, può vantare pochi anni in Italia meno di me. Si può anche osservare che, essendo arrivato qui da adulto, la sua presenza trentennale è sempre stata consapevole e produttiva. Quest'uomo ha molto di cui essere orgoglioso, a quanto ne so. Ha dei figli (se non erro tre), che hanno studiato con ottimi risultati in questo Paese e che sono (non solo si sentono) italiani. Ho avuto il privilegio di conoscere sua moglie, una vera signora di altri tempi, elegante e allo stesso tempo modesta. Una delle loro figlie è una scrittrice che trasuda talento da tutti i pori e a 22 anni ha già pubblicato tre libri. Si chiama Randa Ghazi e certamente sentiremo ancora parlare di lei. Speriamo in Italia. Già, perché dopo quello che è successo , se tutta la famiglia Ghazi decidesse di snobbare per sempre questo Paese meschino, arrogante e barbaro, non mi sentirei di dar loro torto. Ma mi auguro, per il nostro bene, che scelgano di restare qui.
Mi vergogno profondamente di questo Paese. Mi sembra veramente che non ci sia più limite. Che ci siamo assuefatti a qualunque paradosso o assurdità. Leggetevi il bell'articolo di Lerner sul Venerdì di Repubblica di oggi. Fa parte del ricco dossier che un giorno qualcuno consulterà incredulo, chiedendosi come mai, se c'era in giro tanta consapevolezza, la storia è andata come sarà andata.
Il tempo passa veloce e inesorabile, tra prove fisiche (maledetto nervo sciatico), lavorative ed emotive. Mi sento molto tesa, come sotto esame. Bisogna andare avanti. Anche perché andare indietro è impossibile, no? Lo dice, a modo suo, anche Franceschini.
Ironia della sorte, la settimana prossima dovrò fare lezione a un gruppo di suore americane che studiano per diventare leader. Mi sembra un po' surreale. Come parlare di rifugiati a Roma possa rafforzarle nel loro trionfale percorso verso il comando (di chi? di cosa?) mi è assolutamente oscuro.
In questi giorni, mio malgrado, ho avuto a che fare con molte tipologie diverse di persone, non tutte gradevoli. Desidero molto un superpotere: quello di schioccare le dita e far sparire nel nulla. Ma non temporaneamente. Del tutto, definitivamente. Cancellando ogni traccia dell'esistenza in questione nel passato. Non sarebbe bello?
Questa è la tipica sera in cui, ottimizzando le energie, avrei potuto continuare a scrivere un dotto quanto inutile articolo, oppure partorire la recensione che mi sono stupidamente impegnata a fare. Ma ho bisogno fisico di staccare il cervello. Ecco a voi la guerrigliera che tenta di strapparmi la macchina fotografica autoincitandosi ("tira...tira...").

Nonostante io sia ridotta un po' al limite e forse anche oltre (la famosa canna del gas di cui parla Panzallaria), oggi abbiamo festeggiato, con due giorni di anticipo, il secondo compleanno della guerrigliera. Sarà banale, ma mi pare inpossibie che sia già così grande....




Ancora una volta mi trovo a pensare di essere fatta male, di avere un qualche difetto di fabbricazione. Ho finito oggi un impegno di lavoro che avrebbe dovuto darmi soddisfazione. Hanno finanziato un progetto a cui tenevo molto. Nizam è stato impeccabile nel gestire da solo la bambina ieri e oggi. La bambina medesima era in fase praticamente angelica. E allora che caspita voglio? Ho avuto un piccolo screzio con un quasi collega e la cosa mi disturba al punto che non riesco a smettere di pensarci. Non è nulla di grave o di irrimediabile. Sciocchezze davvero. Ma intanto qualcosa si è rotto nella stima che avevo di lui. Mi rendo conto di avere una reazione sproporzionata. Credo che dipenda dal fatto che ho percepito qualcosa di sgradevolmente maschile in quello che ha fatto: egoista, infantile e in un certo senso persino paternalistico. Sono davvero così "femminista"? Ero convinta di no.
Atro pensiero sgradevole: il voto. No, non ci riesco a dare il mio voto a chi ha una posizione così ambigua e inconsistente su questioni a me cruciali. Allo stesso tempo mi disturba votare chi la pensa in modo più simile al mio su alcune questioni, ma ciò nondimeno non è stato in grado di evitare un frazionamento ai limiti dell'atomizzazione. Non è solo questione di 4%. Si tratta di capacità di essere costruttivi. Data la situazione, però, immagino che sceglierò la seconda opzione, pur condividendo il bell'articolo di Scalfari su Repubblica di oggi.